Il “sunny day” di Leonardo

 

Abbiamo trovato i genitori di Leonardo, il bambino che ha cantato insieme a Bruce Waiting on a sunny day al concerto di Firenze e abbiamo chiesto di descriverci la loro giornata:

“Ci siamo svegliati tardi domenica mattina in un ameno Bed & Breakfast in Via Ghibellina a Firenze. Dopo la colazione, piacevole passeggiata sino a Piazza della Repubblica ad aspettare zii ed amici, provenienti dalle Marche per vedere il concerto. Piacevolissimo il pranzo a base di taglieri e pici in una vineria del centro e poi un breve riposino prima di incamminarci verso lo stadio, dove siamo arrivati quasi alle 19.00.
Il prato è già bello pieno ed il pit è chiuso. Faccio un giro, bevo una birra e ad un certo punto mi chiama Veronica dicendo che hanno riaperto il pit e che lei e Leonardo sono entrati. Benissimo penso, io ho il braccialetto e loro no e sono entrati nel pit prima di me!!! Segno del destino…
L’attesa per il concerto vola ed ancora una volta Bruce e la E Street Band ci regalano un concerto da sogno, con una stupenda Be True, con Backstreets, The River, Trapped ed altre sorprese. Su Spirit in the Night, Bruce viene sulla sinistra del palco, mi avvicino con Leo in braccio che agita un microfono gigante gonfiabile.
Lo stesso che Bruce prese a New York nel 2009. Ed anche stavolta saluta Leo, prende il microfono e la gag si ripete.
Leo è felicissimo e gli chiedo se vuole avvicinarsi al palchetto su Waitin’ nel caso in cui Bruce venga, come fa spesso, da quella parte del palco. Mi dice di sì, che avrebbe voglia di cantare. Ci sono gli zii nel prato ed i nonni materni in tribuna, ci terrebbe a cantare, anche se, aggiunge lui, preferirebbe sentire Streets of Philadelphia… (è la sua hit del momento).
Purtroppo inizia a piovere. Ancora in modo leggero e sopportabile. Per fortuna la serata è calda e nel pit si sta ancora benissimo.
Naturalmente passiamo tutto il tempo del concerto nelle zone retrostanti del pit, dove si sta più larghi e Leo può giocare e mangiare e cantare in tutta libertà. Mica crederete che siamo stati 10 ore in fila schiacciati in transenna, vero? Per quelle cose non abbiamo più l’età ed il fisico… e poi c’è un bimbo di otto anni da salvaguardare, uno zaino pieno di merendine, patatine, bibite e giochi da tenere in braccio.
E poi c’è Leo. Che in macchina da Bologna a Firenze mi chiede di sentire prima l’Apollo Medley, poi Man at the top (naturalmente dopo Streets of Philadelphia per sette volte di fila) e mi dice, testualmente, che ha una voglia irrefrenabile di andare in montagna oppure in Grecia. Irrefrenabile eh! I bambini sono meravigliosamente sorprendenti.
Dopo una meravigliosa Shackled and Drawn, Bruce attacca le prime note di Waitin on a Sunny Day… la pioggia aumenta di intensità… siamo già da qualche minuto sotto al palchetto di sinistra. Bruce stasera da’ l’idea di voler andare dall’altra parte, ma ad un certo punto inizia a correre lungo tutto il palco, arriva dritto dritto verso di noi e senza nessuna indecisione invita Leo a salire sul palco. Quello che succede nei secondi successivi è nel bellissimo video girato dal mio amico Lucio ed in molti altri in circolazione sul tubo!
Quello che si può provare, come ho letto in un bellissimo articolo di giornale, lo può sapere solo un genitore. Che ama la musica di Bruce da 28 anni. Che ha visto tanti concerti e che ad ogni concerto continua ad emozionarsi per un amico incontrato, l’intro di una canzone, un assolo di chitarra, una canzone al piano o per una dedica a quei duri a morire che eravamo noi, sotto quel palco a Firenze, domenica scorsa.
Dopo Waitin, Leo si commuove per la gioia e per le persone che si stringono intorno a lui per un buffetto, una foto, un bacino o solo per dirmi “ma era tutto organizzato vero?”. No, non era organizzato. Non pensavamo di essere lì, perché non eravamo sicuri di poter entrare nel pit. Avremmo voluto partecipare alla lottery per poi prendere il braccialetto ed andarcene, ma sapevamo che alle 7 di mattina la fila per i braccialetti era già completa. Da questo punto di vista nulla di nuovo sotto il sole, anzi sotto la pioggia di Firenze. Leo va al riparo in tribuna con la mamma per la seconda metà del concerto (certo è poco rock come cosa, ma c’è sempre il solito bambino da proteggere, vaglielo a spiegare a quel matto di Bruce che gli ha pure tolto il cappuccio del K-Way…).
Io mi spingo fin sotto la transenna centrale grazie alle molte persone che corrono ai ripari e mi godo uno dei più bei concerti della storia del rock.
Fino ad una devastante Twist & Shout ed alla sempre epica Who’ll stop the rain.
Sono passate 3 ore e 28 minuti.
E’ troppo tardi per fermare la pioggia.
Il Franchi è un’acquasantiera.
Noi il popolo eletto.
Bruce il Dio del rock”.

Un pensiero su “Il “sunny day” di Leonardo

  1. Non per polemizzare, ma come facevi ad avere il braccialetto se sei andato allo stadio alle 19 ?